Rinascere dalla nebbia

Ogni mattina, quando apro gli occhi, è sempre un dramma.
“Che palle, sono già le 7/ Diamine! mi sono ricordato di avere il compito di X (una qualunque materia)/ Oddio il sole! Bruuuuucia!!!”
Queste sono 3 delle mie tipiche frasi che penso appena apro gli occhi.
Finisco sempre per “tirarla” fino alle 7 e 10, come se quei 10 minuti potessero alleviare l’inizio dell’ennesima faticosa giornata, dopo di che, mi costringo ad alzarmi, con un occhio chiuso, e l’altro che sembra un’insegna al neon di Las Vegas.
Sono già stanco prima di iniziare la giornata, sono in quel momento in cui non sai ancora se ti sei alzato incazzato o felice.
Poi… ogni mattina, non si sa come, mi parte una canzone in testa… che sia questa rockettara o melodica, mi parte come il giradischi nei pub irlandesi degli anni 30, e non si ferma più…
Scendo le scale esterne di casa mia, perché è l’unica via per arrivare in bagno (o da qualsiasi altra parte), e lì, lì arriva la seconda sveglia di giornata… il gelido vento invernale che mi batte nel petto e mi costringe sempre a un brivido… cosi, tanto per muovere i muscoli…
Arrivo in bagno, sconquassato dallo scambio termico dai 25 gradi di camera mia, passo ai 5 gradi dell’esterno e di nuovo 25 gradi… poi vedo lei…
Chi è lei?
Lei è la mia fonte di carica, il motivo del perché, solo dopo mezz’ora dalla mia apertura oculare, riesco ad essere sveglio, arzillo e funzionale fin dalle prime battute. Signori e signore, lei, è…
LA DOCCIA!!!
Ancora assonnato prendo in mano il microfono e, puntandolo contro il muro, setto l’acqua alla temperatura di 38 gradi…
Appena sento il caldo sul microfono, comincio il lavaggio mattutino… è un lavaggio relativamente lungo… lo shampoo non è il protagonista… è l’acqua stessa… è colei che riesce a far accendere tutti i sensori del mio corpo…
I pensieri volano veloci come l’acqua che scorre sul corpo, l’agenda che tengo chiusa nel secondo cassetto della terza colonna del mio cervello si apre e comincia a sistemare tutti gli appuntamenti della giornata, sistema gli orari, e coordina il da farsi da lì fino alla prossima mezzanotte.
Ore 7:12 entro in doccia che sembro un morto vivente, con la svegliezza di un’ameba e l’atleticità di un bradipo che ha appena mangiato…
Ore 7:37 esco dalla doccia come un supereroe, acuto come l’orecchio di un cieco, veloce come Usain Bolt, con una potenza di calcolo celebrale degna di quella dell’amico Albert e soprattutto, con la stessa canzone in testa!!!
Le porte della doccia si aprono (sono tipo salone Western), e ne fuoriesce un fumo degno del concerto di Bob Marley…
Appena la fitta nebbia di vapore sbiadisce, si intravede una figura seduta sulla tazza che mi guarda male e mi dice “T’ha finit? Al’er l’ora!” (Hai finito? Era ora!) subito seguito da “Al par d’ess en val padana” (sembra di essere in val padana).
Scusa babbo… scusa se ogni mattina faccio più fumo di una fabbrica… ma la mia giornata deve cominciare…. e senza di LEI, non ce la potrei mai fare…

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4 pensieri su “Rinascere dalla nebbia

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