“Dovete dare un nome alla storia”

A Kcid mancava la voce!
Una voce adeguata. Tutti ne avevano una.
A veder Kcid, Lando immaginava una voce densa, profonda e burbera, come quella di un vecchio capitano di un vascello. Una voce che non va troppo per il sottile, vero, ma anche calda come quella di un padre assai alto.
Una voce che dicesse sempre la verità. Di questo aveva bisogno Lando.
Una voce che parlasse la sua lingua, e anche quelle a lui sconosciute.
Una voce che lo indirizzasse e lo guidasse, come un vero braccio destro. E anche sinistro, va’.
Tutti gli amici di legno attendevano con trepidazione le prime parole di Kcid…
“Figliolo, che sguardo severo m’hai intagliato e dipinto! Non sono poi così temibile…”
“Kcid, mi spiace: il vero esperto di legno è Mammo!”
“Giusto!” gridò Portos “Kcid, giudicheremo da ciò che dirai…non ci è dato sputare sentenze tanto presto.”
“Di’ un po’, gabbiano, non voli?”
“Diciamo che…uh…ci sto ancora lavorando, davvero…”
“Kcid, ti manca nulla?” li interruppe Lando.
“No, figliolo, dico sul serio: nulla! Anche se…beh, un cappello mi farebbe comodo. Un bel cappello con visiera!”
“Ananas, per favore, potresti controllare se è rimasto qualcosa nel Baule?”
Ananas era una biscia gialla, a pois verdi, molto servizievole. Quanto al Baule, era una vera scatola magica: non si sapeva mai cosa poteva nascondersi lì, dimenticato da tutti…
Ananas non ci mise molto a trovare un cappello per Kcid.
“Mi sta a pennello, ragazzo! Vi ringrazio! Ora avrei solo una domanda…perché sono nato?”

Halifax

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