Il barcaiolo

L’esasperazione, la stanchezza, il male di vivere, spesso, portano a vedere negli altri, in coloro che ci stanno vicini, la causa di tutte le nostre difficoltà, dei nostri mali.” – Romano Battaglia

Il barcaiolo sedeva ogni giorno sulla sponda del fiume placido, aspettando i bambini da traghettare.
Arrivavano sazi di pane e marmellata.
Li traghettava tranquillamente, uno per volta, sulla sua barchetta di legno, remando senza affaticarsi, su un’acqua appena increspata.
Nessuno aveva paura, nessuno mancava di fiducia. Anzi, tutti i bambini ridevano, giocavano, scherzavano durante il breve tragitto.
Accadde tuttavia qualcosa di inquietante. E non è che le cose inquietanti accadano all’improvviso: lo fanno poco alla volta, come ombre striscianti che si insinuano sotto gli infissi delle finestre.
Non importava quale fosse il tempo, i bambini cominciarono pian piano ad annoiarsi. Vederli coi musetti lunghi dava un senso di patetica nostalgia del sole.
Si fecero via via più scostanti, più lunatici, più ostili: nulla che ricordasse più l’amicizia col barcaiolo.
Fecero di più: pretesero che il barcaiolo li alleviasse dal loro senso di vuoto e insoddisfazione, inventando per loro giochi nuovi. Inutile dire che, subito dopo la prima impressione, scartavano con noncuranza ogni idea dell’uomo, senza eccezione.
Venne il giorno che questi, esasperato, prese di peso un bimbo, e lo gettò nel fiume.
Poi, se ne andò a osservare il mare. Da solo.

Halifax

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