Cosa succede quando fai le cose a vent’anni suonati

Fai quello che puoi con quello che hai nel posto in cui sei.” – Theodore Roosevelt

Sabato sera.
Tu sei il ritratto della vecchiaia.
Ti sei svegliato alle 7, stai festeggiando un compleanno a base di pastone alla salsiccia con i parenti.
Siete alla torta, partono i discorsi metafilonewageeticicomplottocazzo.
Tu stai per tirare letteralmente le cuoia sul tavolo della sala da pranzo, quando ti ricordi (e tutti si ricordano) che avevate deciso di comune accordo di andare in discoteca.
Sì, hai capito bene. Soffri di sciatica, sei miope e ti si sta liquefacendo l’espressione del viso per la stanchezza, ma il popolo ha deciso, e quindi tu, vecchio di vent’anni, vai per la prima volta in discoteca.E non ne hai nessuna voglia.
Primo: devi uscire di casa. E fuori fa più freddo che ad Arendelle.
Secondo: chi guida la macchina ha gli occhi più chiusi che aperti, e tu, per spirito di protezione, stai seduto sul sedile posteriore ritto come un suricato fissando lo sguardo del guidatore nello specchietto retrovisore.
Terzo: non conoscendo il territorio nemico, resti un poco interdetto alla vista della coda per entrare.
Resti ancora più interdetto alla vista dei buttafuori, e la tua coscienza cerca di ripeterti che non sei un terrorista, ma comunque non ne sei troppo convinto.
Siete in otto. Nonostante il tragitto tra fuori e dentro sia di cinque metri (ok, ammettiamolo, con una densità media di popolazione di 56 abitanti/mq), due risultano dispersi e un altro bloccato al guardaroba.
Passi quindici interminabili minuti nell’atrio, guardando per aria e chiedendoti cosa ci fai esattamente lì.
La verità è che non ci fai una mazza, che sei talmente nano che avrebbero dovuto farti uno “sconto compassione” e che stai già perdendo piano piano l’udito.
Ti ricongiungi con gli altri sulla pista più ampia. La densità media si è misteriosamente elevata a 168 abitanti/mq, la promiscuità è peggiore che nelle slums di Bombay.
Fai DUE passi di danza, poi annunci al pubblico “Devo bere!”.
Davanti al barman non riesci a comprendere come sia riuscito a sentire il nome del cocktail che gli hai chiesto.
Arriva la “pozione magica del ballo” a base di vodka, la assorbi come un medicinale prodigioso anche se l’escursione tra il drink e l’atmosfera della disco si aggira attorno ai 50 gradi Celsius.
Dopo faticano a tenerti.
Scendi nella pista più remixata, dimeni in maniera lasciva persino le orecchie, anche se hai perso totalmente l’udito.
Le tue amiche fanno colpo su tre uomini, italiani.
Tu ne peschi solo uno, cingalese, con le cosce più snelle delle tue. Va beh, almeno profumava di buono.
A fine serata sei più simile a un cane che si è rotolato nel fango che a un essere umano. Anche davanti al deflettore sinistro dell’auto sfondato in cerca dell’oro che TUTTI NOI OVVIAMENTE conserviamo sul cruscotto, hai i riflessi rallentati e non ti preoccupi troppo.
Pure quando arrivi a casa hai ancora qualche dubbio su come ti chiami.
E! Non ci senti ancora!
Ecco cosa succede a fare le cose la prima volta a vent’anni suonati.

Halifax

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