Roger Federer e una storia che vorremmo fosse infinita

Scrivo ormai da parecchio nel blog, ma, forse, una cosa non l’ho mai scritta. Ho tante passioni, tante ragioni, per avere passioni. Una di queste ragioni si chiama “Roger Federer”. Credo che chiunque al mondo ne abbia sentito parlare. Non credo, in effetti, che la conoscenza di questo “essere” sia riservato solo agli “amanti del settore”. Già, amanti della terra rossa, dell’erba tagliata a filo e del cemento cocente. Oggi Roger ci ha regalato l’ennesima finale di una grande carriera, l’ennesima che avrebbe anche potuto non esserci, che nessuno ne avrebbe sentito l’ipotetica mancanza. Si, perchè purtroppo la finale in questione, avvenuta nel magico campo centrale di Roma, è stata persa per 6-4 6-3 contro l’attuale numero uno del mondo Novak Djokovic. La finale era importante in verità per Roger. Immaginate di camminare lungo un corridoio bianco e di scorrere man mano un’infinita bacheca con centinaia di trofei. La bacheca sembra non finire, fino a quando, come un pugno in un occhio tirato da Alì in persona, non ti accorgi che ci sono dei posti vuoti. Ti chini, stropicci gli occhi per leggere l’etichette: “ATP 1000 Montecarlo”, “Olympic gold medal” e, appunto, “ATP 1000 Roma”. Sono ormai tanti anni che Roger gira il mondo mostrando allo stesso di cosa è capace. Sono 34 primavere sulla schiena del maestro svizzero e il mondo del tennis (sia dal punto di vista passionale che da quello economico) trema al solo pensiero di un addio del Re. Re, appunto, perchè ha dimostrato negli anni di essere a tutti gli effetti il numero uno assoluto. Inutile dire che non è possibile confrontare le ere e i giocatori di diverse epoche. Uno così, nasce una volta sola. C’è Rafa Nadal, l’antagonista perfetto per una grande opera, rafa, che è il re della terra, ma che a 28 anni sembra già tremare anche nel suo regno. Vediamo sempre di più del tennis fatto di fisico e di resistenza e sempre di meno un tennis rifinito a mano. Mi piange il cuore nel vedere questo signorotto che ogni volta entra in campo con delle movenze leggiadre ed eleganti che ti fanno sognare. Mi piange il cuore pensare che, prima o poi, questo qua, dirà addio al tennis.



Roger è una di quelle leggende che per farci dormire tranquilli e rassegnati dovrebbe semplicemente sparire come polvere di stelle. Alzarsi un giorno e dire “e’ andato via”, come si dice ai bambini piccoli per non rivelargli l’atroce verità. Mi sentirei sicuramente meglio pensando che “Roger è andato via”. Saprei dentro me stesso che non c’è più, ma il sognatore che è in me spererebbe sicuramente di vederlo, magari fra cinquanta anni, nel main draw di un torneo del Grande Slam come wild card. Sarebbe magico, e come tutte le magie note al mondo adulto, purtroppo, non esistono.
-Lucky-

Ci sarà il giorno in cui Roger Federer saluterà. Tutti salutano. Ha salutato proprio ieri un grande campione di un altro sport: Steven Gerrard. Una bandiera del Liverpool che dopo 17 anni in prima squadra, in maggioranza da capitano, ha detto addio alla sua squadra di sempre. Il risultato è stato un tripudio di gente ad Anfield, una curva gremita che ha composto una coreografia mozzafiato e circa 50.000 “Grazie” cantate sull’inno della squadra “You’ll never walk alone”. Succederà anche al Re. Si presenterà sul campo dell’ultimo torneo e, da quel momento, ogni partita sarà potenzialmente l’ultima. Quindi, nessuna coreografia per il Re, ma sicuramente un fiume di lacrime proveniente da ogni parte del mondo accorreranno sulle guance degli appassionati. Quando saluta un calciatore si è tristi per un giorno, una settimana o un mese. Altri ne arriveranno, altri ci faranno sognare. Ma come ho detto prima, di Roger Federer ne nasce uno solo, e quando lascerà davvero questo sport, il Tennis come lo conosciamo non sarà mai più lo stesso. Detto questo, onore a Djokovic, vincitore per la quarta volta del torneo di Roma ed un enorme GRAZIE a Re Roger per esserci ancora. “See you the next year”. Spero tanto che stia pensando questo. Spero di rivederlo ancora alzare qualcosa di davvero importante. Si fanno le valige, destinazione Paris. Auguri Roger, in bocca al lupo. Il sogno continua e non ho alcuna intenzione di svegliarmi.

È per questo che amo tanto questo sport, e che il tennis funziona così bene in televisione. Per questo è così palpitante vissuto dal vivo, perché gli stadi non sono immensi, c’è dell’atmosfera, c’è tanta gente ma è insieme intimo. Gli spettatori vedono bene i giocatori, le loro espressioni, sentono tutti i piccoli rumori, c’è questa dimensione del combattimento uno contro uno come nel pugilato, ma a distanza. Poi c’è, come nella boxe, la stretta di mano, come nel pugilato, un modo rispettoso per dire: “Bella partita, ho apprezzato che mi abbia fatto giocare bene. Grazie a te ho potuto esprimermi al meglio

-Roger Federer-

 

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