Gradi di separazione del disagio massimo: l’amore.

“Lo sai, mettersi ad amare qualcuno è un’impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento. C’è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa.” – Sartre

Non è stato poi così semplice scoprire piano piano che tipo di persona fossi io.
C’è uno stadio di noi stessi nel quale non ci poniamo troppe domande; ma segue senza troppi convenevoli la fase del γνῶϑι σεαυτόν, ovverosia del fastidiosissimo “conosci te stesso”.

 

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Io dopo la fase del “conosci te stesso”.

Il punto è insomma che non credevo di essere un Me Stesso così poeticamente sfanculato.
Vagli a spiegare al prossimo che vivi un’esistenza privata della temporalità che a tutti si concede perché la tua mente si è autoproiettata in avanti rispetto al corpo e ora stai qui a domandarti se sia meglio concedersi un tuffo nelle emozioni o pararsi il deretano con uno scudo medievale fino alla morte.

(Per ora mi dichiaro fan dello scudo medievale.)

Ed è questo continuo rimuginare che mi ha portata ad analizzare la fenomenologia del sentimento amoroso per come la vivo io, ossia oscillando pericolosamente tra tutto e scudo medievale. Maybe you can relate.

FASE 1: “Anche no”.
La fase 1 si innesca nel momento stesso in cui un essere umano di qualsivoglia genere/colore/sapore/spin degli elettroni decide autonomamente di entrare nell’orbita della mia pacifica quotidianità.
La prima domanda è sempre “Perché?”, e la seconda, pronunciata con la cadenza di Zlatan Ibrahimović, è “Cazzo vuoi?”.
Il punto è che i radar NASA posti nelle mie orecchie captano subito il seppur vago interesse umano direzionato verso la mia misantropissima figura, e la misantropissima figura crede sia saggio evitare qualunque rischio di coinvolgimento emotivo col prossimo.
Questo perché le esperienze pregresse hanno dimostrato che il prossimo ha delle turbe mentali che meglio restare a casa a farsi un panino al prosciutto, piuttosto che averci a che fare per direttissima.

FASE 2: “Mmh”.
La fase 2 è forse la più pericolosa.
Coincide con quella deviazione che la mente sperimenta quando il cuore (che è quell’organo semi-inutile che serve solo a fare da luogo metaforico dei sentimenti, dell’anima, di altre cazzate varie e a mantenerci disperatamente ancorati alla vita) comincia a urlare tanto forte da farsi udire dai neuroni.
Assai probabilmente grida perché l’essere umano X ha preso a provarci in maniera garbata ma non fraintendibile.
Attività quanto mai fraudolenta, visto che è costume mandare in avanscoperta le proprie qualità migliori e lasciare a casa la dipendenza dall’alcool, i parenti psicotici e la sociopatia acuta come fossero i tuoi coinquilini.
Il pericolo si approssima nel caso in cui la mente non fosse forte a sufficienza da zittire il cuore e qualsivoglia altra parte dell’organismo/corpo che tende all’individuo X, attratta dal magnetico senso di lusinga che le avances scatenano.
Dannato ego. E dannato muscolo cardiaco (se le cose dovessero andare male, e se riuscisse col suo potere oscuro a prevaricare, ripetete ad alta voce come un mantra: “Sei solo un muscolo, sei solo un muscolo”.

FASE 3: “Oh, fuck.”.
Benvenuti a Fanculo, prego, seguitemi.
Se siete qui (come me nell’84% degli stramaledetti casi), di norma non c’è più niente da fare.
Quando sono qui, personalmente mi metto a piangere e rimembro ancor quel tempo della mia vita mortale in cui la mia indipendenza umana non era messa a repentaglio dal bieco sentimento d’amore di un ragazzo.
Il disagio mi pervade perché evidentemente il bieco sentimento ha ormai messo radici anche in me.
E allora, soprattutto in quest’era tecnologica benvenuta ansia da “quando mi scrive”, che cosa sta facendo, “ultimo accesso”, profilo Facebook di merda e chi più ne ha più ne metta.
Benvenuta depressione se l’essere umano X è già fidanzato/ha già le sue preferenze/è dell’altra sponda/maccheccazz.
Benvenuta angoscia immeritata che mi sgualcisce lo spirito.
Già turbato di suo, aggiungo.
Benvenuti al capolinea. Se siete fortunati tempo qualche mese ne uscite.

Altrimenti, buona morte.
Viva lo scudo medievale.

Halifax

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