L’amore: un progetto non programmabile

Ebbene si.
Ringrazio Halifax per aver fatto da apripista per quanti riguarda la presa in esame della nostra coglionaggine sopraffina in fatto di amori.


Prendete un luogo buio e isolato dal mondo, piazzateci un castello in stile vittoriano, molto oscuro, tanto per essere in tinta con la notte fonda e installate una lanterna potentissima al di fuori della porta principale.
Cosa succederebbe in questa situazione? Succederebbe che una miriade di lebbrosi, malati e infine, i più infidi, i disoccupati, si accamperebbero sotto le mura a chiedere pane, medicine e pure un lavoro già che ci siamo.

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Ecco. Questa è stata la mia vita amorosa fino a questo momento. Ma andiamo per gradi, come ha fatto la nostra Halifax, per farvi capire come mi comporto al cospetto di una ipotetica ragazza interessante, vi propongo una serie di Step, da brave macchine quali siamo.


Step 1: Come va?

Già! Perché davvero, pensate che il testa di cazzo qua presente trovi interessante una tizia acqua e sapone che dice “va tutto a meraviglia!, amo lavorare, so cosa fare della vita, e sono pure ninfomane”? Ebbene no. Tutto comincia dalla risposta al come va, che deve essere indiretta, ma chiara: va tutto a puttane, ma ci sono abituata.
Ecco qua che il crocerossino bastardo con le pezze al culo (perché si, a forza di prenderlo dietro senza avviso è diventato un problema comprare i pantaloni, così si va avanti di rammendi, semmai mi ritroverei con i lebbrosi e i disoccupati) tenta subito di sdrammatizzare, facendo il classico coglione della situazione per vedere come reagisce la D.I.D: Donzella in difficoltà.

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Step 2: Il crocevia

Se la tipa in questione mi da corda e fa di tutto per farsi vedere non troppo incasinata, ecco che il coglione che è in me comincia piano piano a mettersi dentro un pentolone di acqua calda e mentre mette il fuoco sotto, taglia carote, cipolle e sedano per prepararsi alla dovuta cottura. Se la tipa non risponde agli imput, prendo la mia roba e sparisco, come ogni figliolo dovrebbe fare (Capito, stalker?)

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Step 3: Profumo di (cervello) soffritto.

Problema. Momento momento momento.
Fino allo step due c’è sempre l’eterna lotta cervello-cuoredimerdavaffanculo, dove il primo tenta di rammentare, con l’aiuto del mio povero ano, dei rapporti passati con quelle psicopatiche che si sono prese troppo e han lasciato solo devastazione, come Attila, ma non quello vero, quello di Abadantuono. C’ezionale! (Questo si, alla Piccinini!).
Quando arriva lo step tre ho già il numero della tipa sul telefono, qualche messaggino, un mantenimento di un certo ritmo, perché ormai in questo periodo di merda, dove appunto, come dice Halifax, i social la fanno da padrone, devi stare attento pure al numero dei mi piace che c’ha la tizia (che se si è appena lasciata saliranno improvvisamente come i coriandoli a Carnevale). Arrivi all’appuntamento, il primo, che ovviamente speri sia il primo di tanti e… stai bene. Anche qua, la fregatura è dietro l’angolo. Non è che ti diverti. E’ che stai proprio bene e anche il te stesso non è proprio schifoso come ogni mattina. C’è qualcosa di diverso e quel diverso, ci piace assai. 

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Step 4:
Dio, psicologi, puttana impestata e zoccola di alto borgo

Gli appuntamenti proseguono, i messaggi si scaldano e con tutti i benefit che questo scorrere del tempo porta, come tutte le cose, porta anche tanta merda. Nella mia, seppur non troppo lunga carriera da “tizio che wow forse le piaccio stai calmo mannaggia al porco” si sono susseguite diverse tipe di ragazze. Vediamole un attimo in uno dei miei amati elenchi puntati! 

  • Mi levo un peso e la nomino subito: l’innamorata. 

    Ecco, ciccia, io ti voglio bene, mi stai simpatica, ma ho detto solamente una volta Ti Amo e ancora mi spanerei la mandibola. Quindi no, calma con le parole forti e vediamo di capirci: Si, voglio costruire qualcosa, si, sono serio, no, non sparo quella parola dopo tre giorni. Vuoi farmi scappare? Dimmi quelle due paroline e poi ne riparliamo. (E qua mi sento di dire, nel caso qualcuna di queste ragazze leggesse questo post, che no, “allenatrice di Pinocchio” non mi sto riferendo a te, visto che te, in queste liste, non ci sei).

  • La tipa religiosa

    Anche qua, lo sapete, sono un tipo che non ama troppo la chiesa, i vari Dei e soprattutto i meccanismi, gli oneri e gli onori che ogni religione necessita di avere dai fedeli. Questa tipa è l’ultima che mi è capitata, e fidatevi, mi interessava parecchio, più di quanto, forse, non mi sia mai interessata nessuna. Il problema? Il fatto che non mi sia mai andato giù la questione del “chissà che forse si poteva anche star bene, forse, forse, forse” ma non è stato fatto nulla per mantenere quel tipo di rapporto. E’ stata una roba strana, fatta di me che sapevo fin troppo cosa volevo e fatta di lei che non era semplicemente pronta a qualcosa di “wow“, preferendo un’altra vita, un’altra esistenza, un altro modo di vedere la vita. A posteriori spero che apprezzi la vita che c’è qua, che quella del dopo, che se ne dica, non abbiamo sicurezza che ci sia. 

  • La zoccola impestata

    Daje, ce l’abbiamo avuta tutti, magari quando eravamo più inesperti e non ci capiva tropo dei segnali che ad oggi sarebbero stati chiari. La Zoccola impestata ti capita sotto dopo una storia finita, magari per colpa sua, magari perché pensi “non voglio niente di serio”. Si, ok, però poi pensi quanti hanno usato la sua bocca per altri scopi e… anche no, torni indietro finché sei in tempo, perché inesperto si, ma pretendente per l’HIV proprio no.

  • La zoccola di alto borgo

    Come sempre, “Dulcis in fundo“, la zoccola di alto borgo è quella che ti colpisce perché è bella, diamine se è bella. Ti fa funzionare una testa sola, e sapete tutti quale. La prendi da un gruppo di disgraziati, malfamati e senza il minimo futuro (già, perché li vedi quei gruppi che non combinano niente la mattina dopo, quelli che non hanno pensieri e che non crescono mai), e te la porti via, piano piano, te la coccoli e le fai riscoprire un po’ com’è il mondo bello. Parte così il frequentare posti nuovi, lontano dalla città “territorio dei vecchi punkabbestia bastardi di prima”, perché ovviamente ti vedono male te perché hai preso il pezzo pregiato e guardano male lei perché ovviamente risplende di un’altra luce.
    Oh, ma qua sta andando tutto bene!
    Ah…ah…ah…. certo, se non fosse che zoccole si nasce, e non importa se parti da un baretto del cazzo del paese (si quello che sa di culo), e arrivi al Principe a Viareggio. Se nasci per troieggiare lo fai. E qui si che scatta l’inesperienza. Tu continui a tenertela per te, convinto che tutto stia andando bene, dai!, lo vedi da come ti guarda, sta andando tutto bene! Poi però quando ovviamente sei innamorato perso e quel bifolco del ti amo esce allo scoperto come una tetta di Nina Moric, ci rimani fregato, e da li cominci a farti qualche domande e apri gli occhi. Quando capisci di essere soltanto un pezzo su una crudele scacchiera hai solo due possibilità: diventare re, o morire da pedone (nero, per giunta!). Giochi il tutto per tutto, contento a posteriori di averla vista davvero in difficoltà nello scegliere “montagne di cazzi random” a “tizio che wow ci sto bene”. Poi però la montagna di cazzo vince e te passi per altri lidi e apprezzi di più, appunto, le aspiranti monache di clausura che perlomeno speri siano confuse dal punto di vista sentimentale e non su dove poggiare le chiappe.


Fase 5: Minas Tirith

La mia Halifax ha uno scudo medioevale, ma il sottoscritto quando succede roba brutta ha sua maestà Minas Tirith da protettrice. Si passa a tappeto ogni social, ogni numero, ogni messaggio e si cancella, blocca e disintegra ogni cosa. Solo le foto restano, perché quelle non mentono e tra qualche anno, come succede tutt’ora, quelle foto le rivedi col sorriso di chi comunque è stato bene e basta.

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Fase 6: Ma non è questo il giorno! 

Chiudo come Halifax, ma è come chiuderebbe chiunque in questo caso. O muori di crepacuore o vivi tanto a lungo da rimetterti in piedi e far fronte alla prossima battaglia.
Ci sarà un giorno in cui ci arrenderemo di fronte a quel sentimento bastardo e ignorante (nel senso che ignora davvero chi hai davanti) che si chiama amore, ma non è questo il giorno! Ci sarà un giorno in cui ci rinchiuderemo in casa con il proprio cane maledicendo il sesso opposto, ma non è questo il giorno! Ci sarà il giorno in cui cadremo in ginocchio senza mai più rialzarci, ma non sarà questo il giorno! Per tutto ciò che ritenete caro su questa bella terra, VI INVITO A RESISTERE! Oggi combattiamo!


Vi lascio, come quasi sempre quando scrivo qualcosa di mio, con un finale che, spero, vi rimarrà nel cuore. Questa che viene è una testimonianza, una riprova per dire che, nonostante tutto, nonostante le persone che sono state al nostro fianco fossero sbagliate (o per lo meno si sono viste sbagliate) hanno sempre e comunque lasciato qualcosa. Sorrisi, lacrime, sentimenti forti, roba che non si prova tutti i giorni. Vale la pena continuare a lottare? Ecco la mia risposta:

“Ci sarà sempre la voglia di raggiungere quello stato soffice e dolce come zucchero filato. Dovrebbero inventare il quarto stato della materia: Solido, Liquido, Aeriforme e “Zucchero filato“. Quando sei innamorato il mondo è più dolce, ma è solo un riflesso di te stesso. Sei tu che sei più dolce col mondo, più leggero con te stesso e amorevole col prossimo. Tu e lei, insieme, non siete niente di più di quanto non eravate prima da soli. E’ il palcoscenico ad essere cambiato. Zucchero filato. Nulla di più.”

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Andrea “Lucky” Venturotti

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