Fare schifo in realtà è legale

Avrei messo una citazione in apertura come faccio di solito, ma mi sono accorta che il problema è più serio di quanto sembri, dato che esistono frasi sull’odio, sul male, sul disprezzo, sulla falsità, ma “frasi sullo schifo” non ce ne sono.

L’altro giorno con la mia analista ho scoperto che praticamente tutta la mia vita si basa sul fatto di non mostrare mai al prossimo quanto io faccia realmente schifo.
Ah.
Atteggiamento nato dalle critiche infondate, dalle umiliazioni, dagli insulti a me indirizzati quando ero bambina da persone adulte in cui io riponevo tutte le mie speranze e la mia fiducia e che a un livello meramente tecnico asserivano di volermi bene.
AH!

Risultato: passo l’esistenza a cercare l’approvazione altrui.

AHHH!

O meglio, da un anno a questa parte non è più così. Non del tutto, almeno.
Da un anno a questa parte ho scoperto che si può legalmente fare schifo davanti a tutti.
Sto adottando la linea di condotta che tanto temo per sfinimento.
E voglio dire, pensavo fosse peggio.
(O forse è già abbastanza peggio così e non voglio darlo a vedere, ma sorvoliamo).

Il punto è che fare schifo è quasi diventato di moda.
Ma chi fa schifo sul serio se lo sente dentro. Non ha dubbi, non lo fa per posa. Qui sta la sua modesta dignità: nell’essere sincero con se stesso. E soprattutto ha imparato a non preoccuparsene.
Perché sta fottutamente meglio da quando ha accettato la sua rilassante mediocrità o più semplicemente la persona che è, con tutti i suoi difetti e problemi, ricevendone in cambio una mente meno malata.
Soprattutto, chi sente di fare schifo è di norma una persona dotata di un certo intelletto.
Un idiota non si porrebbe il problema, non ne avrebbe nemmeno la percezione.
Ergo, può avere coscienza di fare schifo solo chi è intelligente a sufficienza.
Intelligente tanto da non cedere alla logica dominante, benpensante, che esige laurealavorocasafamigliafiglicaneopzionale, per abbandonarsi alla più sana saggezza di chi sa che domani il Sole potrebbe decidere di buttarci una tempesta magnetica più forte del solito e sfancularci anche il cane opzionale di prima.
Quindi, per quel che vale.

Per chi è là fuori e se lo sta chiedendo, è legale.
È legale abbandonare gli studi perché tanto non hanno più nulla da offrirti.
È legale non trovare lavoro. È altrettanto legale non cercarlo perché hai l’ansia sociale a farti da blocco (ansia sociale).
È legale non emigrare all’estero.
È legale licenziarsi.
È legale sclerare col capo.
È legale piangere.
È legale avere paura.
È legale non mettersi a dieta per la prova costume.
È legale dimenticarsi di fare la lavatrice o di lavare i piatti.
È legale dormire fino a mezzogiorno.
È legale giocare ai videogiochi.
È legale non credere a un cazzo.
È legale non innamorarsi più perché tanto lo sanno tutti che è una fregatura tipo le televendite di Mastrota per la Mondialcasa.
È legale scrivere qualcosa su Facebook e non piacere a nessuno. Specie se gli amici che hai nella vita reale sono meno di -47,3.
È legale mangiare il cioccolato alle 03:35 di notte. Coi biscotti. E un panino al salame.
È legale leggere i fumetti. È legale leggere libri sugli unicorni anche se non esistono.
Pensate che è legale persino la musica funky.
Ed è legale impedire agli altri di scassarti la minchia per le cose sopracitate.

Anzi, è un diritto.
Magari qualcuno lo avesse detto anche a me, tempo fa.

Halifax

 

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