Esposizione

Ore 14:53.

C’è un orario in cui Roma placa la sua quotidiana tempesta e lascia che esca il sole.
I giorni sono come mari, ma adesso, se permettete, me ne sto a guardia sulla cresta di quest’onda.
La camera da letto della casa di mia zia, un appartamento zeppo di ricordi non ancora morti, ha quasi lo stesso aspetto dell’anno passato e dell’anno prima ancora.
Se vogliamo, è cambiato solo lo spessore del materasso. Si è aggiunta una cassettiera antica, di fronte alla porta.
Sono abbandonata sul letto. Sono come un’alga sputata dalla città sul bagnasciuga del vicolo dove alloggio.
Mi trascino pigramente da una parte all’altra, lascio ciondolare la testa dal bordo del materasso, allargo le braccia, osservo il soffitto in penombra, la porta bianca a doppio battente non è chiusa, e nemmeno aperta.
In alto, in rilievo, un fregio rettangolare di fini ghirlande barocche, chiuse agli angoli da decorazioni che hanno l’aria di antichi stemmi.
Stona con l’arredo. Sembra il segno di un fantasma che desiderava un letto a baldacchino.
Il cellulare è nella mia mano sinistra, lontano. Devo fare silenzio per qualche minuto, altrimenti sapranno che sono stata io a telefonargli in orario lavorativo.
È da più di un’ora che sono chiusa qui dentro. Avevo preventivato solo una decina di minuti, ma qualcosa come al solito mi è sfuggito di mano.
Tutto quanto, a ben pensarci, mi è sfuggito di mano. Eppure non ho mai avuto un controllo più saldo della situazione.
Il telefono gracchia una nenia incomprensibile. Parla una voce sconosciuta.
È intervallata dalla voce del tempo che passa.
“Quanti litri d’olio?”
Le persiane verdi sono socchiuse e lasciano atterrare sul pavimento un trapezio di luce.
“Ok… Ma l’asta del cambio?”
C’è qualcosa di sorprendentemente giovane nell’inflessione della sua voce. Provate a pronunciare le vostre parole preferite, vicino a un bicchiere di cristallo, e forse capirete cosa intendo.
“Ti faccio un preventivo?”
Rumori ritmici di non so quale processo alchemico si consumi nell’officina automobilistica all’altro capo del telefono. Somigliano al battito cardiaco.
Ancora qualche minuto. Ho chiuso la conversazione.
Non è giustificata questa marea opprimente che è il silenzio.
“Posso farti una domanda? …ma non hai voglia di vederlo?”
                                                                 Halifax

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